Jelly Roll Morton: Ha davvero inventato il jazz?
L'uomo che affermava di aver inventato il jazz
Jelly Roll Morton fu uno dei personaggi più straordinari del jazz delle origini e fece una delle affermazioni più straordinarie della sua epoca. Il pianista, compositore e bandleader di New Orleans dichiarò ripetutamente di aver inventato il jazz, sostenendo talvolta di averlo fatto già nel 1902.
A prima vista, questa affermazione sembra quasi assurda: il jazz nacque da un vasto insieme di tradizioni musicali afroamericane, blues, ragtime, spiritual, bande musicali e dalla particolare cultura musicale di New Orleans. Nessun singolo musicista può essere ragionevolmente considerato l'inventore del jazz. Eppure Morton non era semplicemente un uomo che si vantava dei propri successi. Era un musicista eccezionale che aveva compreso qualcosa di fondamentale della nuova musica: l'improvvisazione poteva essere organizzata, composta e messa per iscritto senza perderne il carattere.
Il suo Jelly Roll Blues, pubblicato nel 1915, divenne una delle prime composizioni jazz pubblicate. Altri brani degli inizi, tra cui Frog-I-More Rag e Grandpa's Spells, rivelano la combinazione di ragtime, blues e tradizioni pianistiche sincopate da cui nacque la sua musica. Morton sapeva passare con naturalezza da delicate idee ragtime a un linguaggio blues più energico, e questa capacità sarebbe diventata una delle caratteristiche distintive del suo stile. Per capire perché Morton ritenesse di meritare un titolo simile, bisogna guardare al mondo che lo aveva formato e alla musica che ci ha lasciato.
Da Storyville al mondo
Morton nacque nella comunità creola di New Orleans, anche se l'anno esatto della sua nascita rimane incerto. Da adolescente iniziò a suonare il pianoforte nei bordelli di Storyville, nascondendo questa attività alla sua bisnonna molto religiosa finché lei non scoprì cosa stava facendo e lo rinnegò.
Quell'esperienza lo mise a contatto con un ambiente musicale straordinario, dove ragtime, blues, canzoni popolari, musica da ballo e il nascente stile di New Orleans convivevano fianco a fianco. In seguito Morton viaggiò a lungo attraverso il Sud degli Stati Uniti, esibendosi in spettacoli di minstrel, giocando d'azzardo e componendo, prima di lavorare come artista di vaudeville con Rosa Brown. In quegli anni sviluppò il vocabolario musicale che avrebbe definito la sua carriera, combinando ragtime e blues con un pianismo vicino allo stride, linee di basso walking, armonie complesse e ritmi fortemente sincopati.
Le sue composizioni di questo periodo portano spesso con sé l'atmosfera dei luoghi e delle persone che lo circondavano. Dead Man Blues trasforma il blues in qualcosa di teatrale e ironicamente oscuro, mentre Don't You Leave Me Here riflette le tradizioni vocali e blues che erano centrali nella prima musica di New Orleans. Anche Sidewalk Blues e Steamboat Stomp mostrano come Morton sapesse trasformare immagini, ritmi e personaggi della vita quotidiana in brani strumentali distintivi.
Tra le composizioni più importanti associate a questo periodo c'era King Porter Stomp, un brano che sarebbe diventato uno dei fondamenti dell'era dello swing. Anche Wolverine Blues divenne una parte importante della sua eredità musicale. Nel 1915, quando Jelly Roll Blues fu pubblicato, Morton aveva già dimostrato che il jazz poteva esistere non solo come performance improvvisata, ma anche come composizione riconoscibile da conservare sulla carta.
I Red Hot Peppers e il sound del jazz delle origini
L'importanza di Morton emerge soprattutto dalle sue registrazioni. Dopo essersi spostato tra New Orleans, California, Chicago e altre città, si stabilì a Chicago e firmò con la Victor nel 1926. Le sue registrazioni con i Red Hot Peppers riunirono alcuni dei migliori musicisti di New Orleans dell'epoca e produssero esecuzioni che ancora oggi rappresentano documenti fondamentali del jazz delle origini.
Black Bottom Stomp è un esempio perfetto dell'approccio di Morton: la musica è costruita con grande cura e passa attraverso sezioni d'insieme, break, figure ritmiche e sezioni contrastanti, mantenendo al tempo stesso la sensazione di una performance spontanea. Chicago Breakdown mostra un altro aspetto del suo linguaggio pianistico, mentre Kansas City Stomp dimostra la sua capacità di costruire una composizione energica e memorabile intorno a una forte idea ritmica.
Anche le composizioni blues di Morton erano altrettanto distintive. London Blues e Shreveport Stomp mostrano l'ampiezza del suo repertorio e la sua capacità di trasformare riferimenti regionali e il linguaggio del blues in brani altamente personali. Tom Cat Blues e The Pearls offrono ulteriori prove della sua straordinaria versatilità come compositore, passando dal blues al ragtime e al suono d'insieme sempre più sofisticato degli anni Venti.
Morton era particolarmente abile nel combinare una forte idea melodica con armonie sofisticate e movimento ritmico, creando arrangiamenti nei quali ogni musicista aveva un ruolo, lasciando comunque spazio all'improvvisazione. La sua influenza andò ben oltre le sue stesse registrazioni. Nel 1935 Fletcher Henderson arrangiò King Porter Stomp per Benny Goodman, e il brano divenne uno dei grandi successi dell'inizio dell'era dello swing. Morton non ricevette royalties da quel successo, ma la trasformazione della sua composizione precedente in uno standard dello swing dimostrò quanto fossero durature le sue idee musicali.
Quindi, Jelly Roll Morton ha davvero inventato il jazz?
La risposta onesta è no, ma la storia è molto più interessante di un semplice sì o no. Il jazz fu creato collettivamente, attraverso generazioni di musicisti e comunità, e non esistono prove convincenti che una sola persona lo abbia improvvisamente inventato. Morton aveva inoltre la reputazione di esagerare i propri successi, e alcune delle sue affermazioni riguardo ad altri musicisti e composizioni sono state messe in discussione.
Ma respingere la dichiarazione di Morton non diminuisce la sua importanza. Le sue composizioni e registrazioni forniscono testimonianze straordinarie di quanto il jazz delle origini fosse già diventato sofisticato, e la sua capacità di trasformare idee improvvisate in composizioni strutturate fu davvero innovativa. Il suo repertorio spazia dal carattere ragtime di Frog-I-More Rag al blues di Jelly Roll Blues, dal carattere teatrale di Black Bottom Stomp allo stile energico di Steamboat Stomp.
Le successive registrazioni e interviste di Morton per la Library of Congress, realizzate con Alan Lomax nel 1938, conservarono inoltre una preziosa testimonianza diretta del mondo da cui questa musica era emersa. Il suo repertorio continuò a documentare l'ampiezza della sua immaginazione musicale, da Wolverine Blues e Dead Man Blues a The Chant e The Pearls.
Morton forse non inventò il jazz, ma contribuì a definirne il vocabolario, dimostrò come potesse essere arrangiato e preservato e lasciò una musica che continua a mettere alla prova i musicisti ancora oggi, a più di un secolo di distanza. Forse è proprio questo il vero motivo per cui la sua affermazione è sopravvissuta: non perché abbia inventato il jazz da solo, ma perché fu una delle persone che capirono, con straordinaria lungimiranza, dove stava andando il jazz.